Fondazione Studio Marangoni di Firenze

Dalla Terra alla Luna. Esplorazioni sulla Fotografia Italiana
 
“Lo spazio è un dubbio: devo continuamente individuarlo, designarlo.
Non è mai mio, mai mi viene dato, devo conquistarlo.”
Georges Perec, Specie di Spazi
 
 
Sei esplorazioni visive di “specie di spazi”, reali e immaginari, tra aspirazioni visionarie e nuove traiettorie: sei viaggi in luoghi familiari o ignoti, fisici o mentali, stabili o intoccabili, giocano sia con il desiderio di scoperta di nuovi orizzonti sia con la fotografia come mezzo personale di interpretazione e documentazione; un’oscillazione ritmica tra la percezione del mutamento e la risposta emotiva ad esso.
Sei viaggi tra riscoperta di luoghi già raggiunti e creazione di ambienti intangibili. Così questi progetti degli studenti dello Studio Marangoni diventano punti di arrivo e di (ri)partenza.
 
Nel suo progetto Via Farini, Ester Bartolini si riappropria di spazi fisici e intimi, prima di doverli abbandonare definitivamente. Pieni di ricordi, ma quasi vacui, diventano palcoscenici per i suoi atti performativi, evocazione di vissuti remoti tra gioco e reinterpretazione, creando nuove relazioni tra io e spazio, tra memoria e rappresentazione: “La casa delle feste, delle cene con tovaglie di broccato, servizi d’argento e lampadari di cristallo. La casa dei balletti, delle opere e della messa in scena. Riprendo me stessa alla scoperta di vecchi ma nuovi spazi ormai vuoti, pieni di memorie infantili. Il mio corpo si perde nelle stanze interagendo e dissolvendosi nello spazio per bloccare le ultime immagini.”
 
In Somnium, Matilde Fantuzzi esplora visivamente i viaggi che può creare la nostra mente durante la fase REM. In maniera frammentaria e confusa, tra déjà-vu e narrazioni più o meno coerenti e nitide, ci mostra uno spazio sopeso tra distacco e partecipazione emotiva del dormiente:  “Il sottile confine tra realtà e sogno con immagini che sfumano i confini tra i due mondi, portando gli spettatori in un ambiente surreale e frammentato; in un mondo dove la distinzione tra vero e immaginario è sempre più debole si celebra la bellezza di quella sfumatura che tanto ci affascina.”
 
Il lavoro Cosmos di Pietro Fazzini parte dal sogno d’infanzia più comune tra i bambini: diventare astronauta. Alla parte ludica affianca quella della ricerca storica sull’esplorazione spaziale, fino a creare, attraverso un percorso fotografico sperimentale e non prevedibile, una forma di nuovo sistema solare, un suo personale universo di immagini: “Questa ricerca inizia da camera mia che non è la stessa di quando ero piccolo ma racchiude le stesse emozioni che provavo durante l’infanzia; guardare le stelle e immaginare che un giorno potessi viaggiare in mezzo a queste con la mia astronave…cosa che, crescendo, ho capito essere impossibile.”
 
Chiara Pellacci invece esplora in Inhale, exhale un viaggio di guarigione, un percorso complesso tra il dolore di un vuoto incolmabile e la consapevolezza della capacità di auto-rigenerazione, del riaversi e della ripresa del cammino con una rinnovata percezione, talvolta irruenta, talvolta sottile: “Nell’ottobre del 2022 capisco cosa significhi perdere una persona e quanto dolore questa perdita porti con sé. Ogni certezza crolla, navigo nel buio e mi sento sola, ho paura. Nessuno può capire e nessuno può aiutarmi. Non c’è speranza. Ma poi qualcosa cambia.(…) Inspiro. Espiro. Il silenzio interiore che desideravo adesso mi riempie.”
 
Un ricordo vivido di Claudio Provenza ripercorre un’esplorazione di terreni familiari che diventano alieni, inverosimili, con una fotografia che attinge alla realtà alterandola, trasformandola in vedute di terre e relitti, slegate da tempi e spazi concreti, ricoperti da una patina quasi surreale: “I pochi oggetti ritrovati durante il cammino appaiono come fossili di un’era ormai dimenticata; proprio come gli abitanti ormai ridotti in cenere dal fluire eterno del tempo. Tutto ciò che si vede è riconoscibile ma fuori contesto; qualcuno è stato lì, ma non c’è più. Si avverte l’immobilità, il silenzio assoluto; si cerca di travalicare i sensi e andare oltre la fisicità del reale.”
 
Bernardo Migone presenta con Devioluci una scoperta visiva continua basata sul caso, sul vagare e gli incontri casuali con le immagini, dove la fotografia, quasi come in un flusso di coscienza, accompagna e trasforma la nostra esperienza e percezione del quotidiano collezionandolo e trasformandolo: “Scopro che guardando un referente da una certa angolazione e togliendo tutto il resto, questo non presenta più semplicemente se stesso, ma apprendo un suo mistero. Suggerisce qualcos’altro da sé. Descrivendo un particolare, la fotografia nasconde tutto il resto.
L’ignoto è la regola assoluta dell’esperienza: per quanto ci si sforzi di capire non è possibile far fronte alla complessità del reale.”
 
Bärbel Reinhard


Elenco partecipanti e titolo opere:
Ester Bartolini – Via Farini 
Matilde Fantuzzi – Somnium 
Pietro Fazzini – Cosmos 
Chiara Pellacci – Inhale, exhale 
Claudio Provenza – Un ricordo vivido 
Bernardo Migone – Devioluci 
 
 
 
 

Dove è la mostra?

Mappa

// 14 giugno 2024
// 06 ottobre 2024

Bibbiena – Casentino

CIFA – Bibbiena

Palazzo Ferri – Bibbiena

Chiostro di San Lorenzo – Bibbiena

Galleria Parentesi – Bibbiena

Castello Conti Guidi – Poppi

Palazzo Giorgi – Poppi

Salone del Lanificio – Stia

Limonaia del Palagio Fiorentino – Stia

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